Il difficile eroismo della famiglia

Un articolo dello psicanalista Claudio Risè (del quale ho molta stima) sulla famiglia di oggi:
Ho sottolineato le parti da me ritenute più significative.

Il pensiero debole la immagina crudele e violenta, ma la famiglia è semplicemente il luogo dell’umano
di Claudio Risè

Ogni volta che in una famiglia avviene qualcosa di grave, un fatto di sangue come la recente, terribile uccisione di una moglie-madre incinta, oppure si svelano episodi di perversione e di crudeltà, i cantori del pensiero debole alzano le loro accuse, descrivendola come un luogo di violenza e oppressione verso i membri più deboli. Queste accuse non vanno ignorate. E non credo che possano essere liquidate osservando che la famiglia si indebolisce poiché oggi viene attaccata e svalutata ed è più esposta a processi degenerativi. Questo secondo argomento ha certo un suo evidente fondamento nel buonsenso: il modello culturale e politico non può contemporaneamente negare la funzione della famiglia, i valori sui quali è fondata, e pretendere che funzioni e non si ammali. Tuttavia c’è un aspetto più di fondo che va riconosciuto, ed è emerso in tutta la riflessione precedente e successiva a quello straordinario evento che è stato il Family day (un evento che deve diventare un work in process, un processo di continua crescita e valorizzazione e della realtà e della cultura della famiglia nella società).
La famiglia è un luogo sempre esposto a tensioni anche drammatiche, semplicemente perché è il luogo fisico, relazionale e psicologico dove avvengono gli eventi fondamentali della vita umana. A cominciare, certo, da quei momenti carichi di forze affettive e simboliche che sono la nascita e la morte; ma anche la presa in carico della debolezza propria e dell’altro, dello sviluppo di tutti e della fatica per realizzarlo. La famiglia, per statuto, non è un Dico, dove quando qualcuno non se la sente di affrontare quello che sta accadendo se ne va da un’altra parte o in un’altra coppia, lasciando gli altri da soli. Per questo il pensiero debole, che teme gli aspetti "forti" della vita umana, dai valori religiosi e morali alla sacralità della vita, preferisce le coppie "fluide", con meno impegni e meno vincoli: perché obbediscono al principio (caratteristico appunto del "debolismo"), che il soggetto "forte" fa guai e opprime, mentre quello debole è tendenzialmente dolce e inoffensivo. Peccato che non sia vero: è soltanto depresso, riparato in una bonaccia dove spera che nulla accada (ma spesso il dramma lo raggiunge anche lì).
Quando Charles Péguy, che pure di eroismo se ne intendeva, diceva che il vero eroe contemporaneo è il padre di famiglia, identificato come il capitano del delicato vascello in cui si forma la vita umana e la sua rotta, parlava proprio di questo. Dell’inevitabilità delle prove, della forza delle tempeste affettive, di una barca spinta contemporaneamente dalle correnti degli istinti e dal vento misterioso dello spirito. Questo è il luogo dell’umano: può succedere che ti uccidano il padre, come accadde a Mario Calabresi, o che il padre uccida la madre, come forse è accaduto vicino a Perugia. È solo in questo fragile e coraggioso vascello, però, che può capitare che una madre luminosa come Gemma Calabresi trasformi l’orrore della violenza in scuola di vita e di amore, come del resto quotidianamente fanno tanti padri non indegni, ma pazienti e valorosi. Guidare nell’attraversamento delle tempeste come condizione di formazione e di tutela (sempre a rischio) dell’umano è la vocazione della famiglia. Eroica, come lo è la vita umana.

http://claudiorise.blogsome.com
http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=12512

Gli inguaribili mammoni

Anche i maschi inglesi stanno diventando inguaribili mammoni e vanno sempre più tardi a vivere da soli. Lo dice una ricerca realizzata dall’Istituto Centrale di Statistica, secondo la quale invece le giovani donne sarebbero molto più intraprendenti.
http://www.dweb.repubblica.it/dweb/2000/07/18/attualit/pagineblu/082cas21082.html

E ci credo che fanno i mammoni! Con la precarizzazione del lavoro come si fa a mettere su famiglia autonomamente?
Chi ha scritto questo trafiletto evidentemente ignora che una donna ha pur sempre la possibilità di mettersi insieme a un uomo benestante anche se lei stessa non lavora, tanto lui la manterrà.
Un uomo che volesse farsi mantenere da una donna sarebbe immediatamente considerato un rifiuto sociale (oltre che rifiutato dalle stesse donne).

La notte rosa. Sciovinismo femminile?

Per anni le femministe hanno puntato il dito contro il cosiddetto "sciovinismo maschile". A quanto pare però oggi si assiste al fenomeno dello sciovinismo femminile.

Ecco a voi la "Notte Rosa" che si svolgerà il prossimo 30 giugno lungo la riviera romagnola.

Tra le varie iniziative si segnalano:

- Lezioni di golf al femminile

- Promozione del turismo femminile (in cosa si differenzia dal turismo in generale…lascio a voi la risposta) 

- Concerto della cantante femminista Patti Smith con ingresso gratuito per le donne 

Se volete dare un’occhiata al sito di questa dispendiosa manifestazione (migliaia e migliaia di luci accese tutta la notte) andate qui:

http://www.lanotterosa.it/2007.html

L’anno delle pari (?) opportunità

Per quanti non lo sapessero, il 2007 è l’anno europeo delle pari opportunità per tutti.
Non ci sarebbe nulla di male, tutt’altro, se solo queste pari opportunità fossero veramente per tutti.
Sappiamo bene che non è così.
In Italia (ma non solo) il comitato direttivo del dipartimento pari opportunità è composto quasi unicamente da donne.
Ora io mi chiedo, può un’organo il cui scopo è quello di tutelare e garantire le pari opportunità essere composto da membri di un solo sesso?
Questo semmai poteva avere una sua ragion d’essere alcuni decenni fa, quando la donna non godeva di uno status giuridico paragonabile a quello dell’uomo.
Oggi però moltissime cose sono cambiate e certi meccanismi burocratici e istituzionali messi a punto anni fa si rivelano non solo obsoleti ma anche gravemente ingiusti.
Pensiamo ai posti riservati alle ragazze in alcuni corsi universitari o alle corsie preferenziali per le donne che vogliono aprire un’attività imprenditoriale. Non è questa una palese iniquità?

Donne e lavoro. Quando non si riesce a fare altro che lamentarsi.

Tratto da: http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/economia/precari-proposta/economia-donne/economia-donne.html
 
L’economista interviene ad un convegno al Festival dell’Economia di Trento
"Il tasso di occupazione femminile è del 45,3%, la media Ue è al 57,4%"
Donne e lavoro, la denuncia della Kostoris
"In Europa peggio di noi solo Malta"

dall’inviato ROSARIA AMATO

TRENTO - Un tasso di occupazione femminile del 45,3 per cento, inferiore alla media della Ue a15 del 57,4, della Ue a 25 del 56,3, ma anche al 51,5 per cento della Romania, al 46,1 per cento della Grecia, al 46,8 della Polonia e naturalmente lontano anni luce dal 66,5 per cento della Finlandia e dal 70,4 della Svezia. "Soltanto il tasso di occupazione femminile di Malta in Europa è inferiore a quello italiano", dice Fiorella Kostoris Padoa-Schioppa, aprendo questo pomeriggio a Trento, al Festival dell’Economia, il dibattito sul ‘Costo della discriminazione: le donne nel mercato nel lavoro’. E poi aggiunge un’altra cifra, ancora più impietosa: "In Italia un uomo con figli piccoli ha il 10-12 per cento di possibilità in più dei suoi coetani senza figli di trovare un lavoro; per le donne nella stessa situazione la probabilità è inversa".

"Sono state fatte diverse analisi economiche per capire se il problema fosse dal lato della domanda o dell’offerta: la situazione italiana è descrivibile come mancanza di domanda da parte delle imprese", prosegue Fiorella Kostoris, professoressa di economia all’Università La Sapienza di Roma e presso il College di Bruges, per alcuni anni direttore dell’istituto di analisi economica Isae. Una donna sicuramente non discriminata, pertanto, ma che al fenomeno ha dedicato ampi studi, proponendo soluzioni antititetiche a quelle che negli ultimi anni sono state ventilate da numerosi esponenti politici o anche in qualche caso attuate dai vari governi, dagli assegni familiari alle quote rosa ai contributi una tantum per ogni figlio nato.

"Nell’Unione Europea il tasso di natalità è più alto quando le donne lavorano, perché il Paese sta meglio, le donne stanno meglio, possono permettersi di pagare un aiuto, e quindi possono decidere serenamente se avere dei figli. Non mi pare che si debba intervenire con sussidi. Io sono per la discriminazione positiva, cioè per azioni legislative che vadano verso l’aumento della domanda di lavoro femminile. Prendendo esempio dai Paesi del Nord, credo che una soluzione potrebbe essere quella di rendere obbligatorio il permesso di paternità e facoltativo quello di maternità, come succede da tempo nei Paesi del Nord, e recentemente anche in Spagna. Noi siamo indietro, abbiamo una concezione divesa, da noi il permesso di maternità è un obbligo, e non un diritto: quando venne introdotto il permesso obbligatorio di cinque mesi, nel ‘71, il primo effetto che produsse fu quello di ridurre l’occupazione femminile. Certo, adesso è stato introdotto quello maschile, che però non viene utilizzato mai. Ecco perché secondo me deve essere reso obbligatorio".

Il pubblico sotto il tendone del giardino di Santa Chiara, costituito essenzialmente da donne, donne di tutte le età, soprattutto giovani, applaude. "E’ vero che è la mancanza di lavoro a spingere le donne a non avere figli - interviene una giovane donna - io sono della Calabria, e secondo un’indagine dell’Università della Calabria negli ultimi anni da noi si è registrato un crollo del tasso di natalità perché le donne hanno perso la speranza".

"Da noi ci sono stati molti interventi per favorire l’aumento delle nascite e il lavoro femminile, asili nido, servizi sociali - spiega una funzionaria della Provincia di Ravenna - però gli effetti sulla natalità sono stati limitati". "Il tasso di fertilità certo è migliore in presenza di servizi sociali, a cominciare dagli asili nido - replica Kostoris - ma in Italia manca anche una cultura della condivisione del lavoro domestico, l’uomo romagnolo è comunque un uomo italiano in tutto e per tutto…".

"Lo so che le quote rosa sono una magra consolazione, ma forse è l’unica soluzione possibile…", osserva una studentessa. "Certo, i cambiamenti culturali richiedono molto tempo - ammette l’economista - ed è anche vero che le quote rosa negli Stati Uniti funzionano, però da noi non piacciono a nessuno, e comunque in Italia se ne è proposta l’introduzione solo nella politica, settore nel quale tutto sommato la discriminazione è inferiore. La vera discriminazione è nel mondo del lavoro, ed è diretta proprio alle donne madri. A 25 anni non si vede ancora: è a 35 anni, 40 anni, quando gli impegni familiari diventano pesanti che le donne sono costrette a lasciare il lavoro o comunque rimangono bloccate, non fanno carriera".

Circostanza ampiamente provata dalle differenze salariali: "A parità di condizioni, nel settore privato le retribuzioni degli uomini sono superiori del 15 per cento a quelle delle donne; nel settore pubblico in teoria sono uguali. Però è proprio quell’"a parità di condizioni" che di fatto non si realizza mai. Le vere differenze arrivano al 60 per cento, e non hanno altra spiegazione che la discriminazione - denuncia Kostoris - Capisco che la moral suasion possa sembrare poco incisiva, però in questo Paese ci si sta cominciando a vergognare. Adesso ci si vergogna per i costi della Pubblica Amministrazione, quando ci si vergognerà per come vengono trattate le donne, avremo fatto un passo in avanti…"

Tra gli applausi del pubblico, l’economista prosegue: "Ricordo che tra gli obiettivi di Lisbona c’è anche un tasso di occupazione femminile del 60 per cento entro il 2010. Noi siamo molto lontani: si potrebbero introdurre nelle aziende e nella pubblica amministrazione delle commissioni che hanno il compito di valutare se ci sono delle situazioni di discriminazioni. Se io, datore di lavoro, ho solo assunto e promosso uomini, negli anni, a un certo punto verrò chiamato a dare spiegazioni sulle mie scelte. Succede già in molti Paesi, e si è mostrata una politica efficace".

Comincia a piovere, la conferenza si interrompe. L’ultimo intervento è di Delia Valenti, professoressa di economia aziendale e presidente del coordinamento delle donne di Trento: "Vorrei capire perché al Festival dell’Economia su 59 relatori solo nove sono donne, e perché queste nove donne hanno dovuto tenere tutte la loro relazione in giardino o in convento… qui accanto c’era un bell’auditorium: perché non è stato destinato a quest’incontro? Noi donne qui a Trento abbiamo fatto un sogno: un festival dell’Economia dedicato alle donne…".

(2 giugno 2007)

Ma io dico: se queste donne sono così brave perchè devono sempre chiedere aiuti "dall’alto"? Non riescono proprio ad organizzarsi da sole?

Misandry: It’s a sin

Un ottimo video che gira da un po’ di tempo su YouTube. Non ci sono voci, solo musica (It’s a sin, dei Pet Shop Boys). In sovrimpressione compaiono (in inglese) i luoghi comuni attribuiti oggi agli uomini.

Ecco qui una traduzione. Dite pure nei commenti quante volte avete sentito dire queste frasi.

"Tutti gli uomini sono potenziali stupratori"

"Sei tu l’oppressore"

"La sessualità maschile è un problema"

"Nessuno può avere fiducia in te"

"Le ragazze sono più intelligenti dei ragazzi"

"Uomini e ragazzi sono egoisti e pigri"

"Il fragile ego maschile"

"I padri non sono veri genitori" 

"La violenza contro gli uomini è divertente"

"I tuoi sentimenti non contano"

Il video potete vederlo qui:
http://www.youtube.com/watch?v=zqSASu1Qqrg